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Aiutatemi a capire (mangiare cibo haram inconsapevolmente)

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Se un musulmano mangia inconsapevolmente qualcosa in cui c'è lo strutto, fa lo stesso peccato?
e se io so che lui non sa, dovrei dirglielo? Chi sono io per dirglielo poi? Sad

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asSalamu 'alaykom wa RahmatuLlah.
Non c'è peccato laddove ci sia incoscienza od estrema necessità. Mangiare qualcosa che contiene lo strutto non sarebbe perciò ascritto come peccato laddove non se ne abbia conoscenza o qualora l'alternativa sia, ad esempio, la morte per fame. A questo è però necessario aggiungere un principio di prudenza: se mangio la carne, meglio che chieda di quale tipo sia, così che non rischi di mangiare del suino; oppure domandarne il tipo di cottura, così che non rischi di mangiare del sangue per la mancanza di cottura.
Una cosa è non sapere; un'altra è ignorare volontariamente.

Il musulmano dovrebbe quindi educarsi ad una prudenza sistematica, che diviene poi un atteggiamento spontaneo, senza rischiare di tramutarsi in un'ossessione. L'errore può capitare, ed Iddio è Colui che tutto conosce, Generoso nel Suo Perdono. La perseveranza nell'errore e la disattenzione, piuttosto, possono presagire una debolezza cui è bene porre rimedio.

Se conosci l'ignoranza di un fratello, è tuo dovere colmarla. Questo, sia per un principio di "correzione del male" sia, ancor prima, per un principio di solidarietà fraterna. Se vedo che mio fratello si fa del male, non mi faccio scrupoli a farglielo notare, a metterlo in guardia, ad offrirgli il mio sostegno. Questo chiaramente dev'essere fatto nel modo più opportuno: potrebbe non servire il semplice "rinfacciare" un errore, ed è invece preferibile far notare con delicatezza un errore, magari nel momento più opportuno e meglio se in colloquio privato e non davanti ad altri, magari con un po' d'ironia e senza dare troppa gravità alla disattenzione del fratello. Il modo migliore è il modo più efficace, che non è necessariamente il più diretto od il più severo - ed anzi, proprio la dolcezza dovrebbe essere la regola interna alla comunità.

Scusa, fratello, se mi sono dilungato. Qualcuno potrà dire anche meglio di me. Rammenta che tu sei fratello di tuo fratello: il tuo scrupolo di avvertimento è addirittura un dovere, benché finisca per essere, preferibilmente, un gesto spontaneo di solidarietà ed attenzione. Poi, non sarai responsabile del fatto che lui segua o meno il tuo consiglio. Il tuo esempio, in tal senso, sarà forse la migliore indicazione, in seguito, con l'aiuto di Dio.
Lui è il più Sapiente, a Lui domando perdono, ed a Lui appartiene ogni lode.

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